Rovine, in quanto pensieri

March 29, 2006

una sola parola del mio racconto

una mezza bugia, ho confessato arrossendo
e sono fantasie notturne
o scorribande nel ventre deserto
femmina scostumata

urlando il mio piacere

cosa c’entrano le preghiere in queste discussioni?
due corpi possono donarsi
senza divino

certo, senza messia, senza lecito o illecito
donarsi al di là di ogni sistema

(la mia clitoride si allunga)
fitte brucianti e non resta
che lasciarsi penetrare

questa è ancora natura
o utopia anti-tecnologica
ogni notte è questo antagonismo
il sesso si incolla alla bocca
come possibilità

e non basta il corpo

e non basta l’amore
non sarò mai una sposa perfetta

allargare lo spazio tra le cosce
è fare cultura
il sesso è un nesso sociale
è linguaggio
nient’altro che ritmo alienato
non in sé, ma nell’uso

il sesso mi ha portato alla disfatta

il coito è de facto un disastro
l’appetito, il prurito eccitato, l’ardore avido
una forzatura della lingua
(la sua catastrofe?)

non c’è piacere senza sofferenza

di nuovo sesso? certo: sempre
in altra direzione

i sensi del senso
senza misura
metro irridente
segni senza volgarità

di nuovo? certo: concepire
senza nascita

senza rivelare dio, senza rivelare

vorrei godere di te tu non ci sei resta la mia voglia di te resta la mia fantasia
i tuoi sapori vorrei ciò che so di te smontarti e scoprire altro forse la poesia
la tua voce sentire  il tuo sorriso vorrei provocarti senza lasciarti andare via
forse più avanti

il mio appetito insaziabile
il sesso spalancato
la mia nudità
sbriciolarsi

monte di venere mare trabocca corpo squarciato e la mente
una carezza intensa lingua nel mio sesso folle godimento
anfratti diversi dove la carne è oltremodo tenera
come un’esplosione il mio sesso prova piacere
verginità sfrontata e superba
il mio sesso

due spinte, due slanci
un mondo accettabile e diverso
la differenza che si annoda
il punto che si snoda
senza moda

(continua)