L’ospitalità

March 28, 2006

Ancora Mara, sempre ieri sera. Sempre più libera, Mara, sempre inventiva, molto al di là della sfera dei rapporti quotidiani, non priva di affanno e col culo stupendo. Sodomizzami – dice fragrante come il pane. Sei ubriaca – le ho detto ridendo. Toccami l’ano, senti com’è aperto – dice; possiedimi, nessun uomo lo ha mai fatto; ficcami quel grande pene rosso dentro, segna il mio didietro prima che vada in rovina; con ironia, se vuoi; dolcissima, ti prego, fallo ora o soccombo dal dispiacere – e mentre parla mi infila la lingua in bocca. Chi ti ha dato questa bestia? – chiedo io giocando con l’oggetto miracoloso. Me lo hanno regalato le mie colleghe per il mio compleanno. Lo uso spesso, quando sono nella vasca, persino in ascensore. È ruvido, va lubrificato. Mettitelo nella vagina, leggermente, come cantando una litania, bagnalo con amore, poi inculami – e si volta, poggiandosi sulle ginocchia e piegandosi per mostrarmi il culo. Guarda il buco del mio culo com’è eccentrico; ho il culo di una regina, eccellente zona di conquista; è vano sfuggirmi, Irene, lo vuoi anche tu, almeno per curiosità; irrompi in questo cono d’ombra, opera con semplicità, impennati, mescolati alle mie vene fluenti e calibra il gesto, andiamo, un su-e-giù perfetto, come una prelibata follia. Mi incammino con quel simbolo verso l’apertura, mi fermo sul fil di lana, spio in quello strano passaggio rettale, ne ausculto gli spasimi, ci verso sopra la mia saliva per aprirlo ancora di più, c’è un barlume di libertà, laggiù, una libertà impropria, sospesa tra un divertimento impeccabile e una esagerazione senza ragione, c’è anche roccia, tanto è dura l’entrata di quel luogo vacuo. Forza, Irene, spingi – dice lei sconvolta dal piacere. Io applaudo a tanta generosità, a quell’ano estensibile, a quella tomba di re. Comincio a sciogliermi, quella bocca dell’inferno mi travolge e attrae e seduce. Infilo la lingua nell’ano di Mara e voilalà lei si apre e vibra di piacere – ah! ballata onirica, trombata vertiginosa, bivacco orgiastico – le allargo con le mani il foro ospitante e le infilo dentro il grande pene rosso e entro dentro quella galleria irrimediabilmente violata e tremolante e il valico è superato in un istante e viva il culo e viva il lento godere di lei e me che proclamo a voce alta la gioia totale di questo servigio.