Una sorpresa, una situazione imprevista, tu, affascinante e superbo attore, sei apparso senza zavorre alla mia porta, grandioso, senza finzione, tremendo come un angelo. E così, sulla porta, appena aperta, prolungato e senza spiegazioni, ti ho baciato, con veemenza, vibrando, da gran condottiera delle lingue spettacolari, incalzando la tua. Non ti sei tirato indietro. Stregoneria d’attore. Ansimando la mia interiorità, con gli occhi chiusi, incontrollata, al di là di ogni riserbo, rapida, sintetica, fissandoti negli occhi, con fragranza di voce gli ho detto: – accetto il rischio dell’infamia. Lui puntuale mi ha risposto: – rilassati, sono qui per te. L’espressione del volto era di fatica. Ha aggiunto: – il ritmo dev’essere comune e i corpi concentrati; abbiamo poco tempo; gioia, dolore, serenità, solo un’ora per la nostra risonanza, poco per concepire un abbraccio grande; urla, ansima, io poi fuggo e tu riprendi ad inseguirmi, sino al prossimo incontro fugace, sino al prossimo rischio. Sono contenta di vederti – dico io gambe all’aria. E la sua voce mi incalza: – inseguimenti e placcaggi, baci, miracoli, poesie: dammi un altro bacio, dammene altri cento, scatena il tuo ritmo, apri la tua cavità, spogliati, attorno c’è molto gelo, spogliati con cautela, come uragano spazza questa solitudine, inizia ad affrontarmi a viso aperto, scopami così, come bestia oscena, cercando febbrilmente di liberarti di me, senza pietà, prendere o lasciare. Sei la vera attrazione – dico; sei straordinario come un matto, sei il contrario dell’autocontrollo; rifondi lo spazio e porti il bello alla bellezza: montami in groppa come ciclone, allargami con le dita il didietro, questa è la vera attrazione. Unico, discreto, delicato, intenso, indimenticabile: ecco cos’è il tuo cazzo d’attore.