Ti reclamo, ironicamente, con la mia stupenda vulva culla scavata in verticale, instancabile, licenziosa vulva, rompendo ogni tradizione ti reclamo (ah amo-o-o-ore ho gridato senza unità tonale: tra le mummie ho gridato accattivante, sino ad esaurirmi). Nel circolo vizioso reclamo il tuo fascino veleggiante, mi manchi-chi-chi-mi-manca-sei-tu (cantato come marcia funebre). In attesa atea, apro la bocca in canto e con lingua musicale io bella donna chiamo il maschio-verbum, in attesa non finita mi manchi l’attesa è afrodisiaca. Bel maschio sono aperta scalpita questa figura a intervalli irregolari è il mio luogo tipicamente femminile, questo itinerario vaginale, che sibila e ti attende seducente si protende eccitata. Attore mio spirito selvaggio mia banda vocale mio negro a lunga gittata del resto sono pronta riscaldata al punto giusto amato attore: ascolta, io lo spero, è la mia intima preghiera, preghiera e perciò ambigua, cioè potrei muovermi, venire da te invece aspetto aspetto finché il pensiero non prevale sull’atto, il sonno l’assolo femmineo masturbazione rozza. Aspetto e ti reclamo, aspetto e ti coltivo tra le parole, aspetto e faccio musica, aspetto: varianti per vulva compulsiva, ubriaca, rabbiosa, monotone varianti. Chiamami, anche durante la notte. Vulva stratiforme, fenditura ragguardevole, amuleto. Son qui, davanti allo specchio, ferita attendendo, sciogliendomi davanti a me stessa, schietta, pronta a rivelarmi, guardando gelida il vulcano che ho tra le gambe: che stupenda visione!