Corpo solo

March 19, 2006

Corpo aperto ai margini del nulla. Corpo visionario, stanco, da redimere. Corpo indigeribile. Corpo ferito, come il corpo da ricostruire di Prometeo, corpo senza città, legato alla roccia, senza quiete. Corpo risucchiato dal suo stesso delirio amoroso, troppo reale per seguire una logica coerente, troppo indecente. Corpo che si afferma mentre si nega (e viceversa). Corpo residuo, che non riesce ad ottenere la sua sicurezza. Corpo chiuso nella fortezza europea, pianificata morte del corpo libero, costruzione di spazio disciplinare. Corpo costretto ad emigrare, per riciclarsi al di là della proibizione. Corpo visitato da un altro corpo, senza amore, con amore, dappertutto, con o senza cazzo rigoroso, godimento diffuso o fallimento. Corpo senza progettualità, chiuso nella claustrofobia del presente. Corpo-ghetto, corpo-periferia, corpo-disprezzato, or perhaps like a plankton. Nel coprifuoco, intossicato, corpo nello scenario vertiginoso, nella strada senza senso di marcia, in precaria esistenza. Corpo senza pazienza, fragile, sotto bombardamento. Corpo punto e capo, con lo sguardo rivolto altrove, nel suo divenire implacabile e nella sua crisi. Corpo dolce, trastullo di mano avventata, corpo-insalata, da condire di carezze, corpo senza certezze, senza veli, coperto di sudore, corpo in calore, genitale e geniale, corpo in vendita in un giorno di mercato. Corpo bavoso, da sodomizzare. Corpo-ano, corpo-deretano, corpo-paradiso. Corpo da mordicchiare, pieno di brividi, corpo senza pantaloni, eccitato, aitante, malinconico. Corpo di femmina che vuole essere posseduta, che vuole sussultare di piacere, che vuole godere rendendo la pariglia. Corpo-meraviglia, corpo-ghigliottina, corpo-latrina. Corpo nella gabbia, ferito di solitudine. Corpo proibito, corpo-tomba, corpo-sifilide. Corpo scopabile a volontà. Io semplicemente ti donerei il mio corpo, ma non torniamo sull’argomento. Corpo-fantasma, membro di sogno, corpo-illusione. Ora stacco la spina, torno a dormire. Ho finalmente capito che amarti non è possibile, tu sei di un altro mondo. Questo corpo-bordello, questo incendio differente, questo corpo fuori gioco, sprofonda nella sua notte glaciale, sigillato. Ogni mia prossima scopata, anche la più esaltante, non riuscirà mai a penetrare questo corpo inevitabilmente senza di te. Il mio corpo sarà il mio deserto. Tu eri il mio grido, la mia luce accesa, i miei occhi notturni, il mio caldo rifugio, il mio ti amo, il mio bacio delicato. Eri la mia condotta vietata, il mio vento caldo, il mio corpo-corazza. Eri la mia mazza, la mia verga sapiente, il mio cazzo ingombrante. Eri il mio rumore, la mia musica emancipata, la mia più grande scopata. Eri la mia faticosa scoperta. Ora devo fare tutto da sola. Gli altri uomini mi penetrano senza riuscirci. In questo torna la tua presenza, torna il tuo gusto, la tua dedizione. In questo sta la mia lamentela. E coltivo, da qualche parte, in fondo al mio corpo, la speranza di andare per il mondo e di incontrarti, magari a Praga o a New York o a Berlino o a Cracovia o in un posto non alla moda. Oppure durante una delle tue micro-tourné, per ascoltare la tua voce così poco catalogabile. Ricerca spasmodica del mio contrario, della mia essenza: di te, davvero, non riesco a stare senza. Senza il tuo corpo-anima mundi la mia lingua si accartoccia in un pathos senza evocazione. Adesso apri il mio cunicolo, toglilo da questa angoscia notturna.